GERMOGLI #22: L’autunno comincia d’estate

L’autunno comincia d’estate

Sembra un controsenso, ma in cucina succede spesso.

L’autunno non comincia quando arrivano i primi funghi o quando la sera serve una giacca in più.
Comincia molto prima.

Comincia, per esempio, quando in piena estate un peperone è nel suo momento migliore e decidiamo che una parte non la mangeremo subito. La mettiamo via. La conserviamo. Aspettiamo.

Perché lavorare seguendo le stagioni non significa soltanto utilizzare quello che il mercato offre oggi. Significa anche capire quando un ingrediente è pronto, e trovare il modo di portarlo con noi un po’ più a lungo.

È così che nella nuova carta d’autunno i peperoni dell’estate finiscono nella nostra frittatina di pasta con le acciughe al verde.
Ed è così che i mirtilli sott’aceto incontrano i porcini nel tagliolino.

L’estate non è sparita.

È finita in un barattolo.

Mettere via una stagione per ritrovarla nell’altra

Conserve, sottaceti, frutta e verdura lavorate quando sono al loro meglio fanno parte della nostra cucina da sempre.

Ci piace perché è un modo di seguire la natura senza subirne il calendario.

Prendi un ingrediente quando arriva. Lo assaggi. Decidi cosa farne. Qualcosa finisce subito in tavola, qualcosa ha bisogno di tempo.

Poi cambia l’aria.

Arrivano i porcini, le castagne, il radicchio, le nocciole. Tornano le cotture più lunghe, la cacciagione, gli arrosti. La brace cambia profumo.

E quello che avevamo conservato qualche mese prima ricompare accanto a ciò che il mercato ci sta dando adesso.

È uno dei giochi che ci diverte di più.

Nella terrina di castagne e funghi, per esempio, l’autunno è abbastanza evidente: castagne, funghi, radicchio marinato con aceto e miele, nocciole.

Nella terrina di anatra all’arancia, invece, l’arancia torna in forme diverse, insieme al sedano rapa grigliato e alle arance acerbe confit.

E poi ci sono il pasticcio con il ragù di cacciagione, il piccione alla brace, la lingua, le cicorie, le erbe amare.

La carta cambia perché fuori cambia tutto.

Ma non ripartiamo mai davvero da zero.

Una nuova stagione, la stessa cucina

In queste settimane la carta d’autunno sta prendendo forma.

Cambiano gli ingredienti e cambiano alcuni piatti, ma il filo rimane quello su cui stiamo lavorando da tempo: terrine, croste e brace.

Le terrine come luogo di ricerca e memoria.
Le croste come modo di racchiudere, proteggere e trasformare.
La brace come cottura vera, fatta di legna, calore, profumo e attesa.

E intorno, il mercato.

Alcune cose dureranno settimane, altre magari molto meno. Qualche piatto cambierà ancora. È inevitabile, ed è proprio il bello.

Perché una carta stagionale, almeno per noi, non dovrebbe essere una fotografia.

Dovrebbe assomigliare di più a una pianta.

Cresce, cambia, perde qualcosa e fa spazio a qualcos’altro.

Un po’ come un germoglio.

SCOPRI LA CARTA D’AUTUNNO

Ci vediamo a tavola.

Erbaluigia

Italia a Tavola racconta Erbaluigia: terrine, pâté e rillettes come manifesto della cucina

Il 4 ottobre 2026 Italia a Tavola ha dedicato un articolo a uno dei percorsi che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale nella cucina di Erbaluigia: quello di terrine, pâté e rillettes.

Nel racconto di Gabriele Pasca, il lavoro di Tatiana Porciani e Fabio Ponzanelli parte da tecniche antiche, conservazione e lunghe lavorazioni per riportare nel presente forme della cucina che appartengono alla memoria gastronomica.

Non si tratta di recuperarle per nostalgia. La ricerca di Erbaluigia prova piuttosto a capire cosa queste preparazioni possano ancora raccontare oggi, attraverso ingredienti, tecnica, tempo e servizio.

Nell’articolo c’è una frase che sintetizza particolarmente bene questo percorso:

«Terrine, pâté e rillettes diventano il manifesto della cucina.»

È un territorio che continuiamo a esplorare, attraverso nuove preparazioni, piatti storici, ricerca e occasioni dedicate.

Leggi l’articolo completo su Italia a Tavola →

Articolo di Gabriele Pasca
Fotografie Lido Vannucchi

Il nuovo menù di Erbaluigia: cucina viva, terrine e identità

Il nuovo menù di Erbaluigia nasce da una scelta precisa: tornare al gesto fondamentale della cucina, quello che trasforma la materia prima senza mascherarla. Stagionalità, tecnica e memoria sono i tre pilastri su cui stiamo costruendo il nostro percorso di cucina contemporanea a Pisa.

Un ruolo centrale lo occupano le terrine artigianali e i pâté en croûte, simboli di una cucina antica, concreta e profondamente attuale. Preparazioni nate per conservare, oggi riscoperte per la loro profondità gustativa, l’equilibrio tra grassi, acidità e consistenze, e per la capacità di raccontare il tempo, il lavoro e la precisione che richiedono. Ogni terrina è pensata come un piatto completo, essenziale e riconoscibile.

Il nuovo menù è il risultato di una ricerca quotidiana: meno effetti speciali, più precisione. Piatti che parlano chiaro, costruiti su pochi elementi, dove la tecnica serve il sapore e non il contrario.
Erbaluigia continua così a distinguersi come osteria contemporanea a Pisa, con una proposta unica per chi cerca un ristorante capace di unire cucina autentica, ricerca e identità, lasciando il segno senza alzare la voce.

Germogli #8: Momenti 
di connessione

Riscoprendo la cucina

di sala

Ti ricordi gli osti di un tempo? Come tagliavano, sporzionavano e raccontavano i piatti direttamente al tavolo? Ecco, è una cosa che ci piace da matti: un momento di autentica connessione tra la cucina e gli ospiti. E quindi, abbiamo deciso di reinterpretare questa tradizione con un pizzico di eleganza e charme presi in prestito dal servizio alla russa. Signore e Signori, vi presentiamo la cucina di sala! Alcuni piatti del nostro menù invernale avranno l’onore di essere rifiniti, assemblati o persino cucinati in sala, così da esaltare gusto e consistenza. Potrai assaggiare un risotto mantecato al secondo, oppure una pietanza sporzionata e ricostituita nei giusti contrappunti e quantità proprio davanti ai tuoi occhi! Il tutto, all’insegna dei sapori intensi e avvolgenti dell’inverno, quelli che scaldano il cuore e sanno di casa.

Spoiler sul menù invernale:

il Pasticcio Ferrarese

Tra le cose che amiamo ci sono anche valorizzare le persone del nostro team e ridare vita a piatti ormai introvabili. Il risultato? A questo giro, il Pasticcio Ferrarese! Abbiamo deciso di lavorarci perché Jordan, il nostro responsabile della pasta fresca e ripiena, è ferrarese DOC di origini filippine, bravissimo con le uova e la farina, e molto appassionato della cucina della sua città. Un’ottima occasione per metterci tutti alla prova con un piatto dalla preparazione davvero laboriosa.
Qualche indizio? Rotondo come una cupola, il Pasticcio Ferrarese ci porta alla mente i banchetti di duchi e duchesse unendo pasta frolla, ragù e maccheroni, per un mix di sapori in bilico tra dolce e salato. Ma soprattutto, è pronto per uscire per la prima volta in tutto il suo splendore dalla cucina di Erbaluigia!

Dentro Erbaluigia: l’intervista doppia

In Erbaluigia, Giulia è la responsabile di cucina e Stefania è la sales manager. Una è “determinazione”, l’altra è “precisione”, ma tra ricordi fatti di pane, susine e aceto, sono entrambe “connessione”. Due parti indispensabili della nostra brigata: un mosaico di differenze, capacità e passioni che si muove verso una direzione comune.

Germogli #7: Natale, tempo di omaggi

Lo senti il freddo?

Noi sì!

Infatti stiamo assemblando il nuovo menu invernale! Come ogni volta, ci ritroviamo a confrontarci con noi stessi, con il nostro lavoro, e ci chiediamo cosa vogliamo offrirti. La risposta è: un concetto di alimentazione alternativa, fatta di storia, gusto e salubrità. Abbiamo la responsabilità di tramandare alle generazioni future la grande cucina italiana e la meravigliosa varietà di materie prime che la nostra terra può donarci. Questo periodo dell’anno gioca a nostro favore, perché ci parla di festività e tradizioni. Ed è proprio da qui che vogliamo partire. I piatti di una volta. Le commistioni. Quello che ci appassiona cucinare. Per trasmettere anche a te la stessa passione.

Il ripieno di Natale

Metti il nostro amore per il carrello dei bolliti, il brodo come alleato di cottura, e l’idea decisamente medievale di valorizzare pasta e carne attraverso il ripieno. Il risultato? Un menu natalizio sfarzoso che strizza l’occhio ai ricchi banchetti di un tempo. L’abitudine di riempire le carni col ripieno è in realtà ancora precedente. Nell’Antica Roma si preparava il porcus troianus, ovvero maiale imbottito di salsicce, come richiamo al cavallo di Troia. L’usanza di presentare piatti grandiosi per stupire i commensali continuò soprattutto nel Basso Medioevo, con tripudi di animali arrostiti e ripieni, fino al culmine raggiunto dalla cucina francese del Seicento e del Settecento.
Da parte nostra, a Natale, abbiamo deciso di stuzzicarti così. La galantina, che nasce come secondo a base di carni bianche farcite, è il nostro antipasto. I classici tortellini bolognesi, il nostro primo. E per secondo, proponiamo un piatto molto caro a Fabio: la tasca di vitello bollita ripiena di verde – un misto di spinaci, erbe aromatiche, carne e uovo – servita a fette con le patate arrosto.

Il nostro omaggio a Cesare Giaccone

Il 6 dicembre è stato un giorno speciale: abbiamo dedicato una cena a Cesare Giaccone. L’idea è nata da una chiacchierata con uno storico ristoratore pisano, Carlo Silvestrini, soprannominato “il Maestro” proprio perché ha insegnato i segreti del mestiere a molti ristoratori di Pisa. Alla domanda: “Carlo, ma chi è stato il tuo maestro?”, le risposta è stata chiara e decisa: “Cesare”. Così abbiamo iniziato a indagare, e abbiamo scoperto numerose affinità tra questo cuoco originario delle Langhe e la nostra idea di cucina. Già negli anni ‘60 e ‘70, Cesare Giaccone faceva una cucina d’avanguardia basata sulla centralità delle materie prime, la collaborazione con realtà di zona o eticamente virtuose, la cottura alla brace, l’uso di pochi ingredienti e l’intuito che guida la scelta a seconda delle stagioni. Un vero fuoriclasse, precursore dei tempi.
Durante la serata abbiamo ripercorso alcuni piatti iconici della sua storia, dalla polenta con uovo e porri con fonduta di parmigiano e tartufo bianco, alla torta di nocciole e zabaione. Una cucina fatta di cotture millimetriche e di incredibile grazia ed equilibrio. Una serata memorabile, che ha visto partecipe – ed entusiasta – anche sua figlia Elisa. Il ricavato della cena è stato devoluto ad Azione contro la Fame.

Novità: La Gift Card

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Omaggio a Cesare Giaccone

 

Erbaluigia ha il piacere di ospitare il prossimo venerdì 6 dicembre una serata speciale dedicata a Cesare Giaccone, cuoco-pittore della scena gastronomica italiana che ci ha lasciato un patrimonio di gusto indimenticabile.

Giaccone è stato un grande interprete delle terre di Langa ed è per noi un piacere leggere ancora oggi le ricette che amava cucinare per gli ospiti del suo Ristorante Dei Cacciatori – più che un semplicemente ristorante, un vero centro di cultura e custodia del territorio ad Alberetto della Torre.

La cena in programma sarà un’occasione per celebrarlo attraverso la rilettura di alcuni dei suoi piatti memorabili: con il contributo di Elisa Giaccone realizzeremo un menu da cinque portate che esalta gli ingredienti dell’Alta Langa e le sue preparazioni. Elisa, inoltre, ci guiderà alla scoperta dei vini della storica azienda di famiglia Cantina Bosco Pierangelo (La Morra) e, insieme ad amici e persone che lo hanno conosciuto, ci accompagnerà nel ricordo della figura di suo padre con aneddoti che aggiungeranno sapore ed emozione a completamento dei piatti e dei calici.

Il ricavato della cena sarà interamente destinato ad “Azione contro la Fame”, un’iniziativa benefica che fornisce assistenza alimentare salvavita e assicura l’autosufficienza di milioni di persone nel mondo.

Vi aspettiamo per condividere insieme un momento di celebrazione della sua eredità e di impegno solidale. Prenota ora!

 

GERMOGLI #6: Ricaricare le energie

Dalla frangitura al tagliolino con l’olio nuovo

Abbiamo da poco terminato le prime fasi di frangitura nel nostro uliveto a Poggio alla Guardia, sulla collina di Montecatini Alto, in provincia di Pistoia. Un lavoro impegnativo e appassionante, che ci riporta ogni volta in contatto con la terra. E quest’anno le olive sono davvero stupende! Non ci sono parassiti con cui fare i conti, la maturazione è perfetta, gli alberi sono carichi come non li vedevamo da tempo, e la qualità dell’olio è superlativa. Lo sai che profuma di carciofo ed erba tagliata? Se lo vuoi assaggiare in tutto il suo splendore, vieni a provare il piatto che gli abbiamo dedicato: il tagliolino con l’olio nuovo. È un tagliolino di pasta fresca mantecato con un fermentato di polpa di olive e condito con abbondante olio nuovo e parmigiano reggiano. Un piatto tutto giocato sull’amaricante delle olive, bilanciato con la nota grassa del parmigiano e dell’olio. Perfetto per ricaricare le pile con gusto in questi primi giorni di freddo!

L’ingrediente speciale

I formaggi Il Poggione

Quando ti va di trascorrere una giornata diversa, a La Sterza di Lajatico ti aspetta un luogo dove rallentare, respirare e ricaricarti. È l’azienda agricola Il Poggione, una delle migliori della zona. Ti accoglierà una mandria di animali da cortile: galline, faraone, conigli, pavoni, caprette, cani, gatti… un vero zoo! I proprietari sono vegetariani, e i loro animali seguono un ciclo vitale naturale, all’insegna della biodinamica. Anche noi andiamo spesso a trovarli per visitare la stalla e stare un po’ con gli animali: un toccasana per recuperare un sacco di energia!
I formaggi che utilizziamo nelle nostre ricette vengono proprio da qui. La produzione de Il Poggione è soprattutto fresca o semi-stagionata. Se i nostri piatti richiedono formaggi più stagionati, pur di rifornirci da loro pazientiamo qualche mese perché siano maturi e asciutti al punto giusto. Ma ne vale la pena! Il loro pecorino è in assoluto uno dei più buoni delle colline pisane, per noi un alleato in molte preparazioni. Pensa che spesso lo serviamo anche a fine pasto!

Dentro Erbaluigia: l’intervista doppia

Tatiana è chef e proprietaria di Erbaluigia, mentre Carlotta si occupa del servizio in sala. I loro ricordi di infanzia legati al cibo spaziano dai tortellini arrotolati col mignolo ai sedanini al pomodoro della nonna. Entrambe dicono di essere persone pazienti: sarà vero? Beh, sono davvero capaci di darci la carica ogni giorno, e noi le amiamo così come sono!

GERMOGLI #5: Raccontare una storia diversa

I Mattaioni sono i nostri vignaioli dissidenti preferiti

La prossima sfida che vogliono intraprendere? Produrre Sangiovese a Bolgheri, e abbiamo detto tutto! Intanto, le loro vigne di Gambassi Terme già regalano specialità: il Nimo, una vernaccia fresca e beverina, e il Nimmezzo, un 100% Sangiovese più fresco e meno forte rispetto ai classici rossi toscani. Il filo che tiene insieme tutto è chiaro, e ci piace: raccontare una storia diversa rispetto al solito. “I nostri sono vini naturali, giocano sulla freschezza e sull’eleganza rispetto alla struttura e alla forza. Non vengono da nuovi impianti, ma da vecchie vigne immerse nel tipico paesaggio collinare toscano, su un terroir molto argilloso, dentro un bosco di 30 ettari che dà loro tanto respiro evitando la piena esposizione al sole. Con il nostro lavoro vogliamo rivendicare un territorio a forte vocazione vinicola, ma portando un’empatia diversa. Alla base dei nostri vini non ci sono le speculazioni monetarie del momento, ma una storia familiare e personale. E, spero, un’impostazione di vita più a contatto con la natura. Un definitivo ritorno alla terra e alle origini, nei luoghi della mia famiglia e dove io stesso sono cresciuto” – Matteo Niccolai, socio de I Mattaioni.

Come nasce un piatto

Il Neccio Incicciato

Metti una buona farina di castagne. Metti le parti meno pregiate del maiale. Metti il tipico ingegno toscano di fare miracoli in tempi di ristrettezze. Ecco come è nato il Neccio Incicciato: una preparazione medievale della montagna pistoiese dove la gola e le parti molli del maiale venivano impastate con la farina di castagne, dando vita a saporite schiacciatine dolciastre. Da Montefegatesi dove è nato, il Neccio Incicciato si è evoluto seguendo i gusti più attuali, come salsiccia o rigatino in rappresentanza della percentuale maialesca.
Tra poco sarà tempo di castagne, e noi saremo pronti! Il nostro Neccio Incicciato si basa su tre certezze. La prima, una farina di qualità assoluta proveniente da un metato della montagna pistoiese. La seconda, le salsicce artigianali di Tiziano Valiani. La terza, il ripieno: una ricotta fresca sapida e profumata, fatta con latte di bufala. E poi, un piccolo segreto: qualche ciuffo di erba amara e cicoria spadellata per bilanciare la dolcezza. Senza dubbio, è uno degli antipasti più golosi che abbiamo.

La saga della Cecina Pisana continua anche in autunno

E per finire, la Cecina Pisana: un vero e proprio supporto per le nostre ricette. L’abbiamo vista in estate servita con la lattuga alla brace, adesso è il momento di metterle l’abito autunnale. Un abito arancione, agrodolce e speziato: la zucca in saor! Dopo aver passato la zucca in padella la lasciamo marinare con cipolla, aceto, uva passa e pinoli, secondo un procedimento simile a quello per preparare le sarde in saor. All’assaggio ti ricorderà quasi una carne tenera, dove l’agrodolce abbraccia le note tostate della cecina. Ormai è davvero impossibile togliere questo nostro grande classico dal menù, per cui vieni a gustarlo finché è stagione di zucche!

GERMOGLI #4: Imparare ad aspettare

Imparare ad aspettare

Il baccalà

Tra cuochi siamo soliti dire che in autunno il nostro lavoro è più facile: la stagione ci regala una tavolozza di ingredienti decisamente ampia! Ma occorre avere pazienza. L’estate sta rallentando la sua corsa e comincia a centellinare le sue prelibatezze.

L’autunno vero, invece, deve ancora arrivare, e con lui i cavoli, le castagne, il tartufo, la zucca, i funghi, tutte le assolute bontà che porta con sé. Nell’attesa, ci stiamo sbizzarrendo con i sottoli e sottaceti preparati durante la stagione calda e cominciamo a cambiare gli equilibri dei piatti. Giorno dopo giorno. Ingrediente dopo ingrediente.

Un pezzettino alla volta, al ritmo della natura, come ci piace fare

Come nasce un piatto

Il nostro Savarin

Uno dei maggiori rimpianti della nostra cuoca Tatiana è quello di non essere mai riuscita ad assaggiare il leggendario Savarin di Mirella Cantarelli. Chi ha già sentito questo nome di sicuro è un intenditore: la trattoria dei coniugi Cantarelli, ormai scomparsi da tempo, è stata una delle prime fucine di cucina contemporanea nel bel mezzo della campagna parmense. Il Savarin che proponeva era stato inventato proprio da Mirella, e si presentava come un timballo di riso ornato da lingua salmistrata, con funghi, polpette di filetto di manzo e verdure, uova e formaggio grana stravecchio.

Le grandi cuoche hanno sempre interessato Tatiana.

E Mirella Cantarelli era senza dubbio un genio della cucina, un’autodidatta che ha saputo tradurre ricette casalinghe in un complesso tripudio di sapori. Proprio qui, si uniscono le due storie: il caso ha voluto che una sera capitassero da noi dei nostri clienti accompagnati da due cari amici di Parma.

Non solo grandi appassionati di cucina, ma anche amici intimi dei Cantarelli con una promessa inaspettata: la ricetta originale del Savarin di Mirella! Che dire, la promessa si è avverata. Da lì a qualche giorno abbiamo ricevuto la foto di una pagina di un vecchio ricettario scritto da Mirella in persona con dosi e note per preparare il Savarin.
Lo abbiamo subito provato, e poi ci siamo interrogati su come renderlo più personale e affine alla nostra cucina.
Il risultato? Un Savarin monoporzione. Una base di risotto riposato.
Niente più salnitro nella lingua. Più concentrazione nel ragù.
E come funghi, i pioppini freschi che l’autunno pisano ci regala.

Il nostro Savarin omaggio a Mirella Cantarelli è pronto a tornare a tavola!

Dentro Erbaluigia: l’intervista doppia

In Erbaluigia Roberto, detto Bob, prepara dolci e antipasti, mentre Simone lavora in sala. Uno dei due è frizzante come un vino rifermentato; l’altro si vede meglio nei dolci panni un po’ alcolici dello zuccotto.

La domanda è: senza di loro, come faremmo?

Clicca qui per vedere l’intervista

GERMOGLI #3: Un’ossessione per il baccalà

Il piatto del mese

Il baccalà

Siamo fissati, fissatissimi con il baccalà. Davvero, lo troviamo un ingrediente molto interessante. E lo trattiamo di conseguenza.
Prima di tutto, scegliamo solo baffe di grandi dimensioni, in media 5 o 6 chili ciascuna, provenienti da Norvegia o Islanda a seconda del periodo dell’anno. Ci piace dissalarle da soli e poi concentrarci sulla parte più nobile: il filetto.

Lo cuciniamo in acqua pazza dentro un forno svedese tanto piccolo quanto speciale (e scenografico!). Si tratta di una pentola in ghisa con il tappo, che posizioniamo fra le braci e che poi ti portiamo direttamente in tavola.

Solo a questo punto potrai aprire il coperchio e lasciarti inebriare da tutto il profumo della preparazione. Ѐ fatta: il baccalà diventerà un’ossessione anche per te, ne siamo sicuri!

Da Tiziano Valiani trovi carne e coerenza

C’è una storia su Tiziano Valiani che amiamo raccontare, e che dice molto di lui. Qualche anno fa rimase senza maiale per più di 6 mesi. Una macelleria toscana senza maiale è impensabile, ma il suo fornitore storico aveva chiuso e Tiziano non trovava nulla di pari livello. La soluzione? Ha iniziato ad allevare i suoi maiali!

Dentro Erbaluigia: l’intervista doppia

In Erbaluigia Beatrice prepara i secondi e Benedetta ti accoglie in sala. Una stessa iniziale per due personalità diverse, che amiamo allo stesso modo. Secondo te, chi delle due è “cumino” e chi è “paprika”?

Clicca qui per vedere l’intervista

il fuoco che ci muove

C’è una fame che non si placa con un piatto bello.
È la fame di chi cerca sostanza, verità, nutrimento reale.

Noi lavoriamo con la carne e con il vegetale.
Li trattiamo entrambi con lo stesso rispetto: vivo, profondo, artigianale.

Cerchiamo il sapore, non la scena.
Cerchiamo la fiamma giusta, la cottura lenta, l’abbinamento che parla chiaro.

Il nostro fuoco non sta solo sotto la brace.
È il fuoco sacro che ci spinge a cercare ogni giorno.

Che ci fa cambiare, faticare, discutere.
Per vedere realizzate le nostre idee, non perché siano perfette, ma perché ci crediamo.

Seguiamo la tradizione, ma non per nostalgia.
La seguiamo perché ci ha cresciuti, ci ha formato, ci ha dato un linguaggio.
Sentiamo il dovere morale di custodirla, raccontarla, e permetterle di evolversi.
Non come qualcosa da ripetere, ma come qualcosa da far vivere di nuovo.

Non seguiamo una moda. Seguiamo una direzione.
Una direzione etica, concreta, coerente con ciò che siamo.
Valorizzare le stagioni. Ridurre lo spreco. Scegliere il buono.
Rispondere prima alla coscienza che al mercato.

La nostra cucina è viva perché non si adagia.
Ogni piatto porta con sé una scelta, una storia, una visione.

Non siamo perfetti. Ma siamo veri.
E questo, per chi ha fame vera, è abbastanza.

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